Notule
(A cura di LORENZO L. BORGIA & ROBERTO COLONNA)
NOTE
E NOTIZIE - Anno XXIII – 26 settembre 2026.
Testi pubblicati sul sito www.brainmindlife.org
della Società Nazionale di Neuroscienze “Brain, Mind & Life - Italia”
(BM&L-Italia). Oltre a notizie o commenti relativi a fatti ed eventi
rilevanti per la Società, la sezione “note e notizie” presenta settimanalmente
lavori neuroscientifici selezionati fra quelli pubblicati o in corso di
pubblicazione sulle maggiori riviste e il cui argomento è oggetto di studio dei
soci componenti lo staff dei
recensori della Commissione Scientifica
della Società.
[Tipologia del
testo: BREVI INFORMAZIONI]
Moduli Neuromotori rivelati nella
corteccia motoria primaria umana da stimolazione diretta. In
pazienti in trattamento chirurgico per glioma, che hanno volontariamente
accettato di sottoporsi a stimolazione elettrofunzionale diretta della
corteccia motoria primaria, Jodie J. Xie e colleghi coordinati da Vincent C. K.
Cheung hanno identificato distinti moduli neuromotori, che
consentono di spiegare le sinergie muscolari nella specie umana.
Gli autori dello studio hanno fornito
una dettagliata descrizione topografica di come le sinergie muscolari umane
possono essere rappresentate in M1, e hanno identificato e descritto due
suddivisioni di M1 con distinte organizzazioni sinergiche. [Cfr. PNAS USA –
AOP doi: 10.1073/pnas.2604933123, 2026].
Disturbi dello spettro dell’autismo
(ASD): meccanismo dell’attivazione immunitaria durante la gravidanza. L’attivazione
immunitaria materna altera l’epigenomica e la maturazione funzionale di neuroni
eccitatori della corteccia cerebrale del feto. È quanto hanno accertato Chi-Yu
Lai e colleghi. Alti livelli di citochine infiammatorie, quali quelli che
seguono le gravi infezioni durante la gravidanza, perturbano lo sviluppo
neurale della prole aumentando la probabilità di disturbi pervasivi dello
sviluppo cerebrale tipo ASD.
In particolare: 1) l’attivazione immune
materna modifica i pattern di metilazione della corteccia frontale del feto,
bloccando il fattore di trascrizione Tbr1, critico per la differenziazione dei
neuroni degli strati profondi della corteccia cerebrale; 2) il 25% dei geni
associati a ASD era de-regolato nei neuroni degli strati corticali profondi dei
feti; 3) queste alterazioni dell’attività di geni nel feto causano anomalie
neuroevolutive ed elettrofisiologiche persistenti in età adulta. [Cfr.
Molecular Psychiatry – AOP doi: 10.1038/s41380-026-03856-1, 2026].
TIMP2 ringiovanisce immunologicamente il
cervello e potrebbe combattere i processi neurodegenerativi. Il
rapporto tra invecchiamento cerebrale e aumentato rischio di sviluppare
processi neurodegenerativi come la malattia di Alzheimer non è ancora definito
in termini di meccanismi cellulari e molecolari. È noto che la microglia va
incontro a cambiamenti maladattativi incluso un aumentato stato infiammatorio,
compromessa capacità di rimuovere gli scarti e segni di senescenza cellulare,
ma non sono stati identificati con certezza i mediatori specifici di questi processi.
Il cervello senile è ringiovanito da fattori plasmatici associati all’età
giovanile, inclusa la proteina TIMP2 (tissue inhibitor of metallo
proteinases 2), che agisce sulla matrice extracellulare (ECM) per regolare
la plasticità sinaptica. In questi processi la microglia interviene con ruoli
importanti, per cui Brittany M. Hemmer e colleghi coordinati da Joseph M.
Castellano hanno indagato l’impatto di TIMP2 sulla funzione microgliale, identificando
questa proteina come fattore modulatore della disfunzione microgliale
associata all’invecchiamento.
Infatti, la delezione di TIMP2 nei topi
aggravava il fenotipo della microglia dell’età avanzata, con cambiamenti
trascrittomici nell’attivazione cellulare, cambiamenti dei marker
associati a lisosomi e fagocitosi, alti livelli di proteine infiammatorie e da stress
negli spazi extracellulari del cervello. La somministrazione di TIMP2 ai topi
anziani determinava la reversione di molti fenotipi nei modelli con delezione,
determinando riduzione dell’attivazione della microglia, ridotta proporzione
della microglia infiammatoria, aumentata fagocitosi dei substrati fisiologici. [Cfr.
Nature Communications – AOP doi: 10.1038/s41467-026-74906-z, 2026].
Malattia di Parkinson: eserchine,
esercizio e crosstalk muscolo-cervello proteggono dai danni. L’interazione
tra gli effetti generali dell’esercizio fisico, lo stato muscolare, la
segnalazione delle eserchine e il crosstalk muscolo-cervello esercita
un’azione neuroprotettiva, che può migliorare la prognosi della malattia di
Parkinson, rallentando la progressione neurodegenerativa e incidendo
positivamente sulla qualità della vita. Salomon Paez Garcia e colleghi hanno
fatto il punto delle conoscenze al riguardo mediante una rassegna ragionata dei
maggiori studi.
Innumerevoli studi clinici hanno
concordemente provato che programmi di esercizio aerobico, di resistenza e
multimodale migliorano il passo, l’equilibrio, il tono dell’umore, la
cognizione e la qualità della vita. In termini di meccanismi molecolari, il
muscolo attivo agisce come un organo endocrino, rilasciando nel sangue molecole
indotte dall’esercizio e per questo dette “eserchine”, quali BDNF, IGF-1,
irisina, catepsina B, miostatina, GDF15 e tante altre. Fra le numerose azioni
recettoriali prodotte da queste molecole vi è la promozione di un crosstalk
muscolo-cervello che regola la neuroinfiammazione, i mitocondri e la
sopravvivenza dei neuroni dopaminergici nella malattia di Parkinson. Le
eserchine combattono la sarcopenia associata a questa patologia e causa di debolezza
muscolare e fragilità, che peggiorano la risposta dell’organismo alla
neurodegenerazione.
Le eserchine, considerate mediatori
della neuroprotezione indotta da esercizio motorio, stanno emergendo anche come
biomarker della funzione neuroprotettiva. [Cfr. Neuroprotection 4
(2): 99-110, 2026 – AOP doi: 10.1002/nep3.70032, 2026].
Le reti cerebrali del linguaggio non
invecchiano, anche quando c’è declino cognitivo. Uno
studio condotto al Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha rilevato che
l’attività cerebrale nelle reti elaboratrici del linguaggio è pressoché
identica tra adulti giovani, di età compresa tra i 17 e i 39 anni, e adulti
anziani, di età compresa tra i 41 e gli 80 anni. Le reti che governano il controllo
esecutivo dei compiti cognitivi, come la MDN (multiple demand network),
nei più anziani presentavano un’attivazione più debole e una sincronizzazione
significativamente ridotta. Al contrario, le reti mediatrici della comprensione
e della produzione del linguaggio verbale risultavano efficienti come in età
giovanile. Questo esito è coerente con l’osservazione circa le abilità
acquisite nell’uso dei codici verbali, che rimangono stabili nel tempo e spesso
si arricchiscono negli anziani in buona salute mentale e neurologica, in quanto
accade che costoro continuino ad espandere il proprio vocabolario aggiungendo
nuove parole, nuove locuzioni, nuovi gerghi alla moda o tecnici. [Cfr.
Nature Communications – AOP doi: 10.1038/s41467-026-76598-x, 2026].
Scoperto nei gatti un odore identitario
che consente loro di riconoscere l’appartenenza di una traccia. La
firma lasciata con le urine è data da acidi grassi a catena ramificata (BFA)
presenti in una riserva renale ed emessi con la minzione, costituendo una
traccia identitaria specifica inconfondibile per l’odorato dei gatti domestici
(Felix catus). Shota Ichizawa e colleghi hanno scoperto che i BFA
rilasciati dai gatti costituiscono profili di composizione individualmente
distintivi, stabili per il singolo individuo della specie e resistenti alle alterazioni
post-deposizione.
La scoperta è straordinaria, perché i
ricercatori hanno dimostrato che i gatti possono riconoscere e distinguere con
precisione i BFA di ciascun altro gatto anche quando presentati in un background
lipidico urinario ricostruito, in test di confronto-discriminazione. I BFA
identitari contengono una specifica informazione chemiorecettiva, elaborata dal
sistema olfattivo e riconosciuta in base alle memorie sensoriali degli odori
rapidamente formate nei felini.
Le analisi comparative nei Felidi
hanno dimostrato che l’odore identitario è presente in varie specie feline, con
differenze nei repertori di BFA e nell’architettura della riserva renale.
Questa scoperta consentirà di studiare
il ruolo nel comportamento dell’identità olfattiva dei gatti. [Cfr. Current Biology
– AOP doi: 10.1016/j.cub.2026.07.045, September, 2026].
Un frutto di mare che fa ringiovanire: i
plasmalogeni contenuti ringiovaniscono il cervello dei topi.
I sea squirts, ossia le ascidie, conosciute in Italia anche come “patate
di mare”, sono frutti di mare commestibili ma poco presenti sulle nostre tavole
perché non tipici dei nostri mari; da alcuni anni hanno attratto l’attenzione
dei ricercatori per gli effetti alimentari dei loro plasmalogeni. Jinxin Gu e
colleghi hanno accertato, nel topo, che i plasmalogeni contenuti nelle ascidie
eliminano i difetti sinaptici associati all’età e la neuroinfiammazione mediata
da microglia che si associa all’invecchiamento e alla neurodegenerazione.
La prima pubblicazione di questi risultati
è del 2022 in Frontiers in Molecular Biosciences; oggi gli autori dello
studio hanno rilevato che questi plasmalogeni, oltre a ringiovanire le
connessioni cerebrali e a migliorare la memoria, sono in grado di restituire il
colore ai peli-capelli bianchi.
I plasmalogeni sono etero-fosfolipidi
con un’importanza chiave nel nostro cervello, in cui circa il 20% dei
fosfolipidi è costituito da plasmalogeni, e sono marcatamente ridotti nella
malattia di Alzheimer e in altre patologie neurodegenerative. Per la prima
volta, Gu e colleghi hanno dimostrato che i plasmalogeni di questi frutti di
mare promuovono nel cervello anziano la neurogenesi ippocampale, fondamentale
per la formazione di nuove memorie, e accrescono la plasticità sinaptica
nell’ippocampo agendo a vari livelli, oltre a inibire l’attivazione della
microglia e ad attenuare la neuroinfiammazione. [Fonte: Xi’an Jiaotong-Liverpool University,
September 4, 2026].
I coccodrilli sono fra
gli animali più bravi nel ritrovare la “via di casa” ma in Bangladesh si è
avuta una sorpresa. Essere capace di ritornare nel luogo in
cui si è nati e si vive è un’abilità innata costituita da un paradigma
neurofunzionale cerebrale caratteristico di molte specie animali, ma la sua
base neurobiologica è ancora scarsamente conosciuta. Questa capacità può aver
un ruolo importante per la sopravvivenza e la riproduzione, e il comportamento
di “ritorno a casa” è presente sia in specie che si allontanano alla ricerca di
cibo ogni giorno, sia in specie che possono percorrere enormi distanze per
settimane o mesi prima di tornare al proprio rifugio. I coccodrilli sono fra
gli animali più dotati ed efficienti nell’orientarsi e trovare la “via di
casa”, anche quando allontanati da eventi o catastrofi naturali.
Studiando coccodrilli di acqua salata
fatti nascere o crescere in cattività in Bangladesh per proteggere la specie,
un gruppo di ricerca della Murdoch University ha scoperto che questi animali,
una volta rilasciati in ambiente naturale, non tendevano a ritornare al centro
di allevamento, ma preferivano rimanere in natura, non impiegando l’abilità
innata e cercando di familiarizzare con una realtà fino allora sconosciuta.
Questo risultato, positivo nell’ottica di ripopolare le aree in cui questi
rettili erano quasi scomparsi, richiama anche l’attenzione sulla natura del
processo cerebrale che consente il “ritorno a casa”: non si tratta
evidentemente di un automatismo schematico obbligato, ma di un comportamento
potenzialmente soggetto a scelta sulla base di una preferenza. [Cfr. Wildlife
Research 53 (4) – AOP doi: 10.1071/WR25141, 2026].
Sindrome di Lazzaro: è opportuno
approfondire i dati del rapporto cuore-cervello. Un
approfondimento della relazione funzionale tra cuore ed encefalo è stato
suggerito da membri della Società Nazionale di Neuroscienze BM&L-Italia nel
corso di un incontro di aggiornamento durante il quale è stato proposto il
recente caso di un uomo di 62 anni di Rennes, in Francia, il cui cuore ha
cessato di battere mentre si sottoponeva a emodialisi. L’équipe medica di
rianimazione è subito intervenuta cercando di indurre il ripristino
dell’attività cardiaca ma, dopo quaranta minuti di sforzi infruttuosi, ha
dovuto dichiarare morto il paziente. Avvertita la famiglia, che già pensava a
dare disposizioni per il funerale, a tre ore di distanza il cuore ha ripreso a
battere. Di fatto, gli eventi fisiologici della morte si erano già verificati,
per cui tecnicamente si è trattato di un “ritorno della vita” in quel corpo;
evenienza molto rara, convenzionalmente conosciuta come “Sindrome di Lazzaro”.
Lo scorso anno abbiamo riferito di un
uomo di 78 anni che, sul litorale laziale, aveva presentato due episodi
infartuali con arresto cardiaco seguito da morte. In quel caso era già stato
chiamato il carro funebre quando il cuore ha ricominciato a battere, l’uomo ha
riaperto gli occhi e chiesto delle figlie (v. Note e Notizie 20-09-25 Il
caso di un uomo resuscitato riaccende il dibattito sui criteri della morte
cerebrale).
Lo studio dell’attività elettrica del
cervello in questi casi, consentito dal rilievo sistematico
dell’elettroencefalogramma nella diagnosi di morte, fornirebbe dei dati
interessanti per l’approfondimento del rapporto cuore-encefalo nella “Sindrome
di Lazzaro”. [BM&L-Italia, settembre 2026].
Coscienza umana: si è discussa la
scoperta della frequenza talamica specifica e distintiva. Si
è tenuta questa settimana una discussione fra i soci della Società Nazionale di
Neuroscienze BM&L-Italia sulle oscillazioni di 19-45 Hz del talamo
centrale distintive della coscienza umana. Si rimanda alla “Notula”
pubblicata con le Note e Notizie del 27-06-26 (Coscienza: scoperta
una frequenza talamica distintiva della coscienza umana) per
l’illustrazione sintetica dei risultati della ricerca. Dalla discussione è
emerso che le principali teorie sulle basi neurobiologiche della nostra
coscienza dovranno fare i conti con questo correlato talamico della coscienza
umana. [Cfr. Nature
Human Behaviour – AOP doi: 10.1038/s41562-026-02446-z, 2026].
La morte di una bambina per meningoencefalite
amebica primaria e la distorsione mediatica. Lillian Smart,
una bambina di 8 anni che viveva con i suoi genitori a Ruston, in Louisiana,
facendo un bagno nel vicino lago di Claiborne ha contratto un’infezione da Naegleria
fowleri che le ha causato una meningoencefalite amebica primaria,
portandola a morte. Questa ameba, un patogeno opportunistico che contamina le
acque dolci, produce un’infezione acuta del sistema nervoso centrale e, sebbene
i casi umani non siano frequenti, è pericolosissima per la rapida progressione
e per il 95-97% di esito mortale. L’infezione umana condivide con la più
frequente infezione animale le vie di neuroinvasione, i pattern di
necrotizzazione e la meningoencefalite emorragica, oltre ai caratteri
dell’infiammazione e del danno vascolare. Con ogni probabilità, Naegleria
fowleri ha raggiunto l’encefalo della piccola con l’acqua entrata nel naso,
percorrendo le terminazioni nervose della mucosa olfattiva, risalendo dal bulbo
olfattivo lungo il primo paio di nervi cranici.
La notizia è stata data il 24 agosto,
solo una settimana dopo il post in AOP (advance online publication)
di uno “stato dell’arte” della terapia della neuropatologia causata da questo
protozoo. Infatti, il 17 agosto Siddiqui e colleghi hanno pubblicato una
rassegna delle nuove terapie anti-amebiche potenzialmente efficaci nel trattare
le infezioni da Naegleria fowleri.
La notizia del decesso della piccola
Lillian, diffusa chiamando la Naegleria “ameba mangiacervello”, è stata
rilanciata sui social media cercando di spaventare la gente per attrarre
l’attenzione e, addirittura, destando l’allarme sull’acqua del rubinetto di
casa che conterrebbe l’ameba in Italia. Facciamo un po’ di chiarezza con le
giuste nozioni e spiegando per quale fraintendimento si è giunti a diffondere una
vera e propria falsità.
Naegleria fowleri
non è presente nell’acqua corrente in Europa, dove è rarissima nell’ambiente.
Questa ameba aumenta il ritmo di replicazione in condizioni caldo-umide,
contamina le acque dolci, maggiormente se stagnanti, di laghi e piccoli specchi
d’acqua, sviluppandosi molto al crescere delle temperature estive, come accade
nelle acque dolci di Georgia e Louisiana, negli USA. In Italia la Naegleria
fowleri è virtualmente assente, perché la si è isolata raramente e da oltre
10 anni non vi sono segnalazioni microbiologiche certificate della sua presenza
sul nostro territorio, dove si isola invece Naegleria italica non
patogena per l’uomo. Come si è arrivati a dire che non bisogna fare entrare nel
naso l’acqua del rubinetto di casa, per evitare il rischio di essere uccisi
dall’ameba “mangiacervelli”?
L’acqua che arriva nelle nostre case
dall’acquedotto non è sterile, perché la clorazione riduce ma non elimina del
tutto i microrganismi; in condizioni ordinarie l’effetto della clorazione
sancita per legge è sufficiente a garantire la cosiddetta “purezza
batteriologica” e l’assenza di altri microrganismi in concentrazioni rilevanti.
È accaduto, come eccezione a questa regola, che si sia avuta in Lombardia acqua
contaminata da Legionella: l’elevata temperatura raggiunta dai serbatoi idrici
d’estate ha portato a uno sviluppo di questo batterio oltre il normale livello
neutralizzato dalla clorazione ordinaria. In quel caso si è raccomandato di non
lavare l’interno del naso con acqua del rubinetto (misura profilattica
secondaria suggerita da alcuni durante la pandemia da SARS-CoV-2). Ma, in
generale, è buona norma adoperare acqua sterile acquistata in farmacia per
l’igiene endonasale, naturalmente garantita dalla protezione immunitaria e dal
ciclico ricambio della mucosa delle coane.
Dunque, ignorando l’assenza di Naegleria
fowleri nella nostra acqua e deducendo in modo erroneo da ciò che era stato
raccomandato in una circostanza diversa, si è spaventata la gente minacciando
un rischio di morte assolutamente inesistente.
La straziante morte di questa dolce
creaturina innocente, ci induce a una raccomandazione di prudenza più generale,
che va anche oltre il rischio microbiologico: non fare mai il bagno nelle acque
dolci di laghi, stagni, ruscelli e torrenti, a meno che non vi sia una
balneabilità recentemente certificata e praticata da molti senza episodi
sospetti. [Vedi per le terapie: Siddiqui R., et al. Expert Rev Anti Infect Ther. – AOP doi:
10.1080/14787210.2026.2719690, 2026].
Notule
BM&L-26 settembre 2026
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